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La Baita nella Storia

Dall’età del Bronzo Medio si costruirono edifici in legno (e anche cisterne: St. Moritz Bad e Noceto presso Parma) con la struttura che Vitruvio descrive come “torre simile a pira, intrecciata alternando travi trasverse”, e definisce opus cardinatum. Il termine càrden (o técc de càrden), che ne deriva, denota in genere, con la struttura, ogni edificio in legno, come i fienili (técc dal fén) i granai (tréla) e la stessa cascina (casìna, bàita) nel suo insieme, di cui il càrden costituisce solo la porzione esposta al sole (solé) (soggiorno-notte), mentre la cucina (cüßìna o chjä da föç), a tergo, con il focolare (frigolä) è sempre in muratura. Nel tempo il carden subì incrementi sia in pianta che in alzato. Tratti di muratura appoggiati in qualche caso al solé giunsero sino all’impostatura del timpano. Negli alpeggi sino al XIX secolo si costruirono carden con o senza rivestimento o cascine in sola muratura. Nel fondo valle e, in seguito, anche nelle convalli, la muratura divenne portante a partire dal XVI secolo; il càrden ben presto scomparve, sostituito dalla stüa, completamente rivestita di pannelli di legno, elemento essenziale della casa sino ai primi del XX sec., con esemplari di gran pregio, stüavégia 1574(MUVIS –Campodolcino), Sgiorsgìn 1627, (Casa Raineri- Campodolcino): Isola 1722 (Locanda Cardinello –Isola di Madesimo) sino al semplice palancato (Pianazzo di Madesimo).

 

L'uso del legno nella storia

La prima casa nota nelle Alpi risale a 6500 anni fa e fu scoperta da Francesco Fedele in località Castello di Breno (BS) Egli stesso, prima di dare avvio alle campagne di scavi in Valchiavenna cui seguì la scoperta dei siti paleolitici del Pian dei Cavalli (Campodolcino) e di Borghetto (Madesimo) - che peraltro rientrano nei percorsi della ‘Via dei Carden’ – esaminò i rapporti di 202 siti archeologici e paleoantropologici situati nei 50 kilometri intorno allo Spluga (‘area di inferenza’); di questi 40 contenevano vestigia di edifici alcuni dei quali con successive variazioni di stili, come nel caso di “Padnal, a sud di Savognin [Val Sorsètt –Oberhalbstein] “che “fornisce un’immagine eccezionalmente variegata e completa di un villaggio alpestre dell’Età del Bronzo, perdurato attraverso più rifacimenti per l’intero [II] millennio” . Nel materiale archeologico, pre e protoromano il legno è utilizzato in quattro tipi di strutture. 1. Intelaiature reggenti intere pareti tamponate con palancate verticali (tablà= tabulatum) 2. Fienili con angolari in muratura, tamponamento degli spazi intermedi in vari modi, non fungibili; in particolare o con tronchi trasversali disposti orizzontalmente o con palancate verticali oppure ancora con tronchetti sezionati longitudinalmente e disposti verticalmente. Il fatto che questi ultimi siano denominati (Villa di Chiavenna) ‘mugarìn’ (latino. mucro-mucronis, spada rotonda) fa sospettare che questa struttura esistesse già in epoca romana. 3. Intelaiature rettangolari interessanti segmenti di parete, talora finestrate, tamponate con graticci di rami, canne o vimini eventualmente ricoperti con terra argillosa. Definito ‘craticius’ da Vitruvio evolverà nella forma “definita ‘colombage’caratteristica degli edifici di epoca medioevale e moderna di area centro e nordeuropea ”. Ne sono stati rintracciati solo pochi e modesti esemplari nella bassa Valchiavenna, attualmente distrutti. 4. Le due cisterne presso la sorgente curativa di St. Moritz Bad (1772 m ), che Fedele riferisce all’età del Bronzo Medio (1400-1200 a. C.) sono costruite in legno ad incastro e possono indicare, insieme ad altri reperti, come quelli dello stesso Padnal, il manifestarsi a partire dall’età del bronzo della struttura ‘a tronchi sovrapposti’ e‘incardinati’. e la definisce “opus cardinatum”, da cui nel dialetto della Val San Giacomo il termine “càrden” che abbiamo scelto come titolo per la sua allusione alla tecnica e alla valenza storico-etimologica. Nota nel tedesco tecnico come ‘Blockbau’ (=costruzione a blocco) questa tecnica è diffusa anche nei Carpazi, in Scandinavia e nelle zone settentrionali degli altri continenti ovunque vi sia facile disponibilità del legname adatto (conifere o castagno ). La struttura del carden è impiegata anche in gran parte degli edifici che componevano le curtes, aziende signorili pienamente organizzate in caratteristico contrasto con la misera dimora del contadino. Ne è un esempio l’atto con cui il vescovo di Coira, Tello, dona nel 766 la propria eredità paterna all’Abbazia di Disentis dove si enumerano nove Curtes, o proprietà rurali con residenza signorile, due Villae o insediamenti rustici e dieci Coloniae o proprietà livellari. Vengono inoltre elencati i singoli tipi di edifici e gli elementi che li compongono. La residenza signorile [sala], isolata e costruita solo parzialmente in muratura [sala muricia], si sviluppava sui tre piani denominati: cellarium, caminata e solarium. Al suo interno si trovava una stupa, locale da bagno riscaldato che, per essere tale, darà il suo nome alla stüa. Sono citate poi la casa del contadino [casa], la cucina [cocuina], la cantina [canepa], la stalla [stabulum], il fienile [tabulatum, fenile], il forno [furnus], il mulino [molendina] il cortile [curtinum], il ‘chiuso’ (=steccato dove si recingono animali, pecore, maiali) [baréca] . Le funzioni agricole sono le stesse, anche se diverso è il livello di intensità. A partire dall’XI-XII sec lo schema elementare del Carden, costituito da un modulo in pietra [casína] ed un modulo in legno [solé] acquista spazi funzionali e soprattutto subisce espansioni in pianta ed in alzato secondo linee simili nella Val San Giacomo, nella Mesolcina e nella Bregaglia e, più complesse, nell’Engadina rispetto alle variazioni subite, indipendentemente dall’etnia, nelle Alte Valli Retiche settentrionali - come la Longanezza, romancia, e la Valserthal, walser. Il tratto differenziale maggiore sta nel punto di fuoco che nelle valli meridionali e in Engadina è concentrato nella cucina dove l’imboccatura della pigna si apre presso il focolare, mentre nelle valli settentrionali la cucina è separata dalla stüa da un corridoio dove si trova la autonoma imboccatura della pigna.